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La missione evangelizzatrice della Chiesa all'inizio del 3°millennio




















La missione evangelizzatrice della Chiesa all'inizio del 3°millennio
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TESTIMONIANZA: ambito: Asia e Australia - i giovani evangelizzano i giovani

Farò riferimento alla mia esperienza, sia pur limitata, in Australia e in alcune regioni dell'Asia, in cui mi sono recata: Cina, Vietnam, Giappone, Filippine e Taiwan. E mi riferisco in particolare a giovani laici, giovani che ho personalmente incontrato e che, con semplicità, hanno condiviso con me le loro esperienze: giovani evangelizzatori e giovani evangelizzati.

La Chiesa in Asia è un «piccolo gregge» (l'1 per cento della popolazione) in un continente pieno di grandi ricchezze spirituali: la stessa Chiesa asiatica infatti sta giungendo alla maturità e diffonde missionari anche nelle Chiese antiche, in Europa e America.

La Chiesa in Cina è più viva che mai e cresce al ritmo di 150 mila battesimi di adulti ogni anno. Fin dall'ultimo decennio del secolo scorso, passati gli anni di forzato isolamento dal resto del mondo, in un clima politico e sociale più disteso, la comunità cristiana ha avuto modo di riemergere dal nascondimento e di riprendere a vivere con maggiore serenità. Continua la chiusura alla presenza missionaria straniera, cosicchè negli ultimi vent'anni le attività dichiaratamente missionarie, in favore della Cina, hanno dovuto limitarsi a incontri periodici con le diverse realtà ecclesiali per riallacciare contatti e per far partecipi delle innovazioni del Concilio Vaticano II, portando sostegno economico e un contributo alla formazione. E' vivace la presenza in progetti di promozione umana, senza però poter avere sufficiente libertà di movimento con una permanenza prolungata sul territorio.

Restano problemi per la libertà di religione, limitata, e difficoltà nascono quotidianamente dal divario fra la relativa giovinezza dei nuovi convertiti e la vecchiaia delle sue leve più anziane: manca un'intera generazione di preti, la formazione culturale e teologica del clero e delle religiose è condotta tra mille difficoltà e talvolta non è aggiornata e unitaria.

Ho potuto conoscere e parlare con giovani donne che, coinvolte in prima persona in ciò che dicono, rivelano il messaggio evangelico proprio attraverso e nella loro vita. Mi hanno detto ripetutamente che si impegnano più che nei concetti (di marca occidentale), nei fatti e nella voce del cuore. Sono giovani laici e consacrati, comunque a pieno titolo “missionari” in quanto hanno ascoltato la storia dell'amore di Dio per noi e, dopo averla assimilata nella preghiera e nel silenzio, la raccontano nella loro vita con la parola, i canti, la guida spirituale, anche con il silenzio (quando e dove la parola non si può dire), con l'orgoglio, la fierezza e l'entusiasmo di essere cristiane. Cantano: spesso loro stesse trovano le parole e trasformano il canto in catechesi e preghiera.

Se, come ho accennato già, agli inizi degli anni '80, la Chiesa cinese era una Chiesa povera di clero, con sacerdoti molto anziani, senza religiosi, oggi invece la Chiesa della Cina è giovane. In molte diocesi l'età media dei sacerdoti è sui 35 anni; in varie aree fioriscono vocazioni religiose femminili a carattere locale. Le comunità cristiane sono passate da una pastorale di sopravvivenza ad un impegno massiccio nella carità, verso orfani, anziani, lebbrosi e malati di Aids. Dove è stato eliminato ogni sostegno sociale, in molti casi, offrono cure mediche gratuite ai poveri. Tutti questi impegni della Chiesa, ufficiale e non ufficiale, sono ben visti dal governo perché rispondono a bisogni che lo Stato stesso non riesce a soddisfare.

I giovani che ho incontrato lavorano fianco a fianco con la gente, anche in campagna, insieme a chi è povero di beni, di salute, di valori.

Si può affermare che vivono il modo evangelico del «Vieni e vedi» con una vivace testimonianza apostolica. E tale testimonianza attraverso la loro vita diventa “dialogo”, aperto, convinto, e pertanto, base di annuncio evangelico.

I giovani evangelizzatori non temono di parlare di croce: il coraggio della testimonianza dei loro padri è anche il loro. Sanno che la grande opera di evangelizzazione è soprattutto opera di Dio, che salva per amore l'uomo. E' a Dio che essi danno, oggi come ieri, con la vita, la loro umile collaborazione. La forza della loro missione è questa!

L'emergere del consumismo sta ponendo alla gioventù delle nuove sfide per l'evangelizzazione nel terzo millennio. In occasione del capodanno cinese, in tante parrocchie viene organizzato un ritiro per aiutare a maturare nella fede, con tempi prolungati di riflessione e di contemplazione . E' la sfida che in questi anni la missione in Cina si trova ad affrontare: all'umanità, che si è affrancata dal bisogno di Dio, occorre offrire la possibilità di un incontro più libero e vero con Lui. Non un Dio “oppio” nella condizione oppressa, ma un Dio vicino e disponibile nella sua divina debolezza, Salvatore, nella gratuità dell'amore.

A Shanghai, metropoli all'avanguardia, si impone oggi la scarsità delle vocazioni e ciò è motivo di preoccupazione. La volontà di seguire le orme di Gesù ed accrescere la fede per affrontare queste sfide, espressa dal Vescovo ausiliare, Mons. Giuseppe Xing Wenzhi, sta incoraggiando i giovani. Ho partecipato ad una veglia di preghiera proprio con la sua presenza, nella cattedrale di Sant'Ignazio, e ho visto gioventù di viva preghiera e di intensa spiritualità. Alla parola del Vescovo hanno risposto, pronti a testimoniare in un ambiente di dilagante materialismo.

In Vietnam il governo sta facendo dei passi concreti verso la libertà religiosa: già nel 2006 sono stati levati i limiti numerici alle ordinazioni sacerdotali ed agli ingressi in seminario. Questo è molto importante, perché proprio tali limiti avevano creato seri problemi alla Chiesa locale: ora vi è più libertà, anche sotto questo aspetto. La fede si sprigiona all'esterno e i giovani immediatamente rispondono!

Durante la mia recente visita ho potuto direttamente incontrare alcuni giovani a Saigon e ho saputo che nella parrocchia di una di loro, ogni sabato, c'è un incontro di preghiera per "studenti emigrati". Provenienti da diverse diocesi del Vietnam leggono la Bibbia, cantano inni e recitano il Rosario per le Chiese del Vietnam, della Cina e di altri Paesi nei quali i cristiani incontrano difficoltà da parte dei governi.

Un sacerdote mi ha riferito che il governo ha ammesso che in Vietnam ci si ammala di Aids come negli altri paesi e che i giovani, in almeno il 30% dei casi, fanno sesso prima del matrimonio. Di fronte ai 40mila sieropositivi nella sola città di Ho Chi Minh e addirittura ai più di 200mila in tutto il Paese - la maggior parte ha meno di 35 anni - la Chiesa si è posta l'obiettivo di mobilitare le persone per combattere la malattia e, al tempo stesso, di aiutare chi è sieropositivo a vivere all'interno della famiglia e della società, evitando timori esagerati e atteggiamenti moralistici che condannino all'emarginazione. Agli inizi del 2005, il cardinale Pham Minh Man ha lanciato un appello ai giovani ed anche alle religiose locali, per collaborare ai programmi creati da Organizzazioni non governative religiose e da gruppi locali sociali che lavorano per le persone sieropositive, offrendo informazione e mezzi necessari. L'appello è sfociato in un rapporto di collaborazione nella gestione e conduzione di un campo (uno dei sei ora funzionanti) a circa 250 chilometri da Saigon. Con programmi di volontariato della durata di 6 mesi i giovani si alternano e prestano il loro servizio. Giovani sieropositivi, respinti e rifiutati dalla famiglia, costretti a dormire all'adiaccio, sono accolti e curati con amore: hanno padri, sorelle e amici che si preoccupano di loro e se ne prendono cura. Mi diceva il sacerdote vietnamita che la testimonianza di dedizione e carità nel centro, è strada di evangelizzazione. Ha infatti recentemente battezzato un giovane sieropositivo che si è avvicinato alla fede attraverso la cura e la generosità dei volontari che gli hanno donato amore tangibile. E non è un caso isolato.

Consideriamo ora il Giappone possiamo affermare che il volto cristiano del paese è povero, umile e dimesso, simile a quello di un seme di senape o di un piccolo gregge. Il cristianesimo conta poco più di 500.000 fedeli e la Buona Novella continua a diffondesi, oggi come ieri, soprattutto attraverso il con¬tatto personale.

Nonostante la stima e l'apprezzamento che le opere educative ed assistenziali cattoliche ottengono, solo pochi giovani chiedono di ricevere il Battesimo. Il Cristianesimo è considerato una religione straniera ancora troppo legata alle abitudini e al modo di pensare di noi occidentali, un prodotto della nostra civiltà.

II volto cristiano del Giappone inoltre è un volto pensoso e sofferente perché si trova a lavorare in una realtà sociale in crisi dal punto di vista morale: crisi della famiglia, suicidi, aborti, violenza, squilibri della persona. Sono sintomi di una decadenza morale alla quale si aggiunge un certo ateismo pratico caratteristico di tutte le società consumistiche.

Nonostante questo, il volto cristiano del Giappone è un volto anche pieno di fiducia nell'avvenire perché di questa società in crisi esso vuole essere il lievito che ne fermenta la massa. E' un volto coraggioso e capace di autocritica. I cristiani – anche giovani - guardano al benes¬sere economico raggiunto con spirito critico e si chiedono se esso sia stato raggiunto a scapito di altri valori e soprattutto di altri paesi del sud-est asiatico. Essi, con umiltà e con fine intuito, si chiedono se per caso non si debba parlare di dominazione economica, di un nuovo tipo di colonialismo che essi stanno instaurando nei confronti degli altri popoli asiatici. I cristiani giapponesi hanno il coraggio di affermare che vi è una palese contraddizione tra l'anelito di pace che gli uomini politici proclamano e il modo reale di condurre la politica, trascurando le esigenze di giustizia socia¬le di altri popoli.

II volto della Chiesa in Giappone è pure un volto orante, illuminato dalla speranza cri-stiana: lo Spirito Santo è presente ed attivo anche in questa società non cristiana. Nei giovani si nota, in questi ultimi anni, una profonda aspirazione alla vita interiore e alla contemplazione. Gruppi di giovani si riuniscono per pregare e riflettere sul senso della vita, per conoscere il Vangelo ed adorare quel Dio che ancora non conoscono in profondità ma che desiderano amare.

La Chiesa in Giappone oggi è anche missionaria e invia sacerdoti nei paesi che lo richiedono: lo Spirito Santo sta operando una nuova crea¬zione e spoglia a poco a poco il paese della sua mentalità isolana. Pur se la realtà dei cattolici giapponesi infatti è numericamente esigua, questi formano un gruppo di persone profondamente radicato nella fede cattolica e nella propria cultura giapponese.

Ora una parola anche riguardo a Taiwan, ove i cristiani sono circa il 3 per cento e ciò vuol dire che, nella diocesi di Taipei, i cattolici sono, a dir tanto, 40.000.

Fa una strana impressione: Natale e Pasqua non sono feste, evidentemente, né si fa vacanza all'Assunta o al 1° novembre. Ci sono pochissime chiese, e piccole. Nel centro della città non c'è una bella cattedrale, come siamo abituati a vedere in Italia, ma una bella banca. Il che la dice lunga sulla principale divinità locale. I soldi non sono uno strumento, sono il fine. C'è il culto del denaro. Essere ricchi è la massima aspirazione di ogni Taiwanese. E il paese è uno di quelli con il reddito pro capite più alto del mondo. Lo si capisce guardando le luci accese negli uffici: fino a notte fonda, e dal mattino presto. Ho letto una bella sintesi di un sacerdote salesiano, nato nel 1967, sulla missione a Taiwan e ve la riferisco: “A Taiwan, quando un uomo non crede a Dio non è che non creda a niente: crede a tutto. Al suono delle parole, al significato dei numeri, alla posizione degli oggetti, al palmo della mano. Negli ospedali non c'è il quarto piano, perché il suono della parola quattro è uguale al suono della parola morte. Per questo c'è abbondanza di divinità. Buddha, anche se di origine indiana, è stato accolto perché non aveva problemi a stare tra miriadi di altri dei e spiriti. Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, quello del "non avrai altro Dio all'infuori di me", ha qualche problema in più. Gli dei grassocci e felici sono benvenuti, quelli crocifissi un po' meno.

Per le Filippine, unico Paese asiatico a maggioranza cattolica insieme a Timor est, riferisco ora l'esperienza che ho vissuta nell'isola di Bohol, dove ho incontrato giovani impegnati attivamente ad offrire il senso della speranza nella vita della Chiesa, giovani entusiasti di diventare strumenti di un mondo migliore. Jose Rizal, l'eroe filippino, ha detto che “i giovani sono la speranza della nazione” poiché essi sono 'sulla linea successiva'. Anche Giovanni Paolo II aveva detto che i giovani sono il tesoro della Chiesa: e questa è la vera ragione per cui i giovani hanno bisogno di una speciale attenzione, poiché, senza guida, potrebbero indirizzare le loro energie in modo distruttivo.

A Bohol, nella Diocesi di Tagbilaran, è stata fondata già nel 1981 una Commissione diocesana della Gioventù e da allora molti giovani ne sono diventati membri attivi con lo spirito del volontariato. La Diocesi ha creato due programmi - uno per le scuole e uno per le parrocchie - per venire incontro alle necessità dei giovani e, dato che il personale della Commissione Diocesana giovanile non poteva fare tutto il lavoro per organizzare ritiri, seminari e altre attività formative, molti studenti e giovani professionisti hanno generosamente dato il loro tempo per questo ministero.

Anche nel Mindanao, a Cagayan de Oro, è vivace l'attività tra la gioventù.

"Giovani al servizio dei giovani" è il motto di molti giovani volontari che vogliono servire altri giovani. Questi volontari, formati per essere formatori di altri giovani, non contano il costo e non attendono ricompensa, poiché hanno già sperimentato che nel servire essi imparano cose che la scuola non ha saputo insegnare loro.

Una giovane mi ha raccontato che allo scopo di stabilire nel Campus Ministry un armonioso scambio, il Consiglio di Coordinazione ha organizzato la Giornata di Amicizia tra le Scuole in una scuola superiore della città, la Scuola Montessori di Gusa.

"DUC IN ALTUM: la Generazione X chiamata a prendere il largo" è stato il tema dell'evento.Come si poteva immaginare, i giovani, nei gruppi, sono venuti a conoscersi, a discorrere sulle loro idee, a scambiare punti di vista, e molto di più. I leaders di ogni gruppo hanno sottolineato l'importanza della 'Generazione X' nella costruzione della nazione e il valore del suo vitale apporto per creare una pacifica esistenza tra gli uomini.

Secondo l'arcivescovo di Manila, il Card. Gaudenzio Rosales, l'Asia ha proprio bisogno per l'evangelizzazione di una "nuova evangelizzazione", che si adatti alle necessità del continente, mantenendo l'autenticità del messaggio: la parola di Cristo.

Infine, esco dall'Asia e porto una semplice testimonianza sull'Australia, riferendomi alla minima parte che ho visitato e che un po' conosco.

Perth, la bella capitale del West Australia, si stende, elegante e pulita, sulla riva dell'Oceano Indiano, non lontana dal punto dove le acque di questo si incontrano con quelle dell'Oceano Pacifico. Una città che sta conoscendo in questi ultimi anni un notevole sviluppo non solo per l'affluenza di un certo numero di immigranti, specialmente dai vicini paesi orientali, ma anche per il fenomeno dell'emigrazione interna che porta molti australiani a lasciare grandi città come Sidney e Melbourne per trasferirsi nella più vivibile Perth, che con il suo clima, la sua tranquillità e le potenzialità economiche, costituisce un vero centro di attrazione.

Nella graziosa cittadina di Fremantle, che dista circa 25 chilometri da Perth, il nostro Istituto è presente con una comunità di 5 consorelle, con diversi impegni apostolici ma con un comune carisma, l'educazione dei giovani alla fede. Le età sono diverse ma i cuori tutti sono giovani!!!

Uno spaccato della vita della Chiesa in Australia, ci permette di vedere che le difficoltà non mancano. Il paese è assetato di Verità: nell'opulenta società australiana, spesso sempre più scristianizzata e anche anticristiana. vi sono forze disgregatrici della vita morale ed è viva preoccupazione dei buoni genitori cattolici quella di preservare la fede dei propri figli, spesso minacciata nella stessa scuola. I giovani sono soffocati dal consumismo e tanti crescano in famiglie che non sempre condividono la fede... Dio e' un straniero per tanti, ma i giovani in Australia, come tutti i giovani del mondo, cercano l'amore e desiderano essere accettati per chi sono.

Una nota di particolare cattolicità traspare nelle celebrazioni domenicali, in parrocchia, a Fremantle: i fedeli, oltre che australiani, sono italiani, polacchi, portoghesi, indonesiani, malesi, cinesi, birmani, statunitensi e filippini, tutti uniti nella stessa fede, nello stesso amore per Gesù, nella stessa amorosa fedeltà al Papa e alla Chiesa. Uno spettacolo che fa toccare con mano l'universalità della Santa Madre Chiesa.

“Noi facciamo il nostro possibile - mi hanno comunicato - in vari modi, con semplicità e spirito di famiglia, e tante volte è solo la nostra presenza visiva (l'abito religioso che portiamo è un richiamo!) che fa ricordare ai giovani che esiste Dio. Cerchiamo di essere “prossimi”, come compagni sulla strada della vita; cerchiamo di incontrare i giovani dove sono - per la strada, in un'aula, in riunioni, in campeggio o in ritiro, al telefono... – per offrire un sostegno di amicizia, un orecchio per ascoltare, la nostra esperienza per dare coraggio, la nostra casa come un luogo aperto a loro e all'incontro con Cristo. Ridiamo con loro, piangiamo con loro, li sfidiamo ad andare avanti, con grande fiducia, e ad essere santi! E, dove non si arriva di persona, arriva la preghiera.”

Continua il messaggio: “Diverse sono le attività che svolgiamo: nell'Asilo, e non solo tra i bambini, ma per la formazione alla fede anche dei giovani genitori; nella Scuola superiore, dove con l'insegnamento e attraverso la possibilità di esperienze aiutiamo i giovani ad approfondire la conoscenza di Dio e del Suo Amore; partecipiamo e animiamo diverse iniziative: la Lay Association, il gruppo di studio della Bibbia, la società degli insegnanti cattolici, il centro apostolico della Diocesi per i giovani, per la pastorale delle vocazioni e per l'animazione in vista della GMG 2008..

Vorrei concludere con un parola sull'Italia missionaria: parlando ai Vescovi tedeschi il 21 agosto 2005 a Colonia, Papa Benedetto XVI ha pronunciato parole che lasciano intendere un profondo zelo apostolico: “Dovremmo riflettere seriamente sul modo in cui oggi possiamo realizzare una vera evangelizzazione, non solo una nuova evangelizzazione, ma spesso una vera e propria prima evangelizzazione. Le persone non conoscono Dio, non conoscono Cristo. Esiste un nuovo paganesimo e non è sufficiente che noi cerchiamo di conservare il gregge esistente, anche se questo è molto importante [...].Credo che dobbiamo tutti insieme cercare di trovare nuovi modi per riportare il Vangelo nel mondo attuale, annunciare di nuovo Cristo e stabilire la fede”.

Anche noi, le nostre sorelle, le comunità in Italia e voi, cari amici, abbiamo nel cuore questo, per questo siamo chiamati, per questo siamo mandati… siamo MISSIONARI. Lo Spirito di Dio è con noi!