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24 maggio 2009: omelia di Padre Herbert Alphonso SJ (OMSC: Anno Paolino)



24 maggio 2009: omelia di Padre Herbert Alphonso SJ (OMSC: Anno Paolino)
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Carissime sorelle e fratelli:

il Vangelo, appena proclamato, unisce significativamente nel fatto dell' Ascensione sia la gloria e signoria del Cristo Risorto che la missione della Chiesa.

Dopo la sua ultima apparizione ai discepoli, il Signore Risorto lascia apparentemente i suoi, ma la sua presenza invisibile si intensifica, raggiungendo una profondità e un' estensione che non era possibile mentre Gesù si trovava ancora nel suo corpo terreno. Grazie allo Spirito che il Signore Gesù manderà dal Padre, Egli (Gesù) sarà sempre presente là dove ha insegnato agli apostoli a riconoscerlo - diciamo a discernere la sua presenza ed attività: cioè, nella sua parola, nei sacramenti, nei fratelli e sorelle, e soprattutto nella missione. Non si tratta, dunque, come gli apostoli all'Ascensione del Signore, di guardare e contemplare il cielo con nostalgia, ma di essere testimoni del Signore Risorto a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra - sì, testimoni del Signore Risorto sulla terra degli uomini, per noi oggi, testimoni di Gesù Risorto per i nostri fratelli e sorelle del mondo contemporaneo; si tratta, cioè, di collaborare con lui (il Risorto) realmente presente ed attivo nel suo Spirito alla costruzione e crescita del suo regno.

Così, l'Ascensione non è un episodio o evento che si possa descrivere isolatamente; è un aspetto o una faccetta di quell'unico gioiello della nostra fede cristiana, ossia del Mistero di Cristo, che è il Mistero Pasquale. Il Signore Risorto scompare agli occhi dei suoi discepoli non per essere assente ma addirittura per essere più profondamente e più vivamente presente in loro e in mezzo a loro mediante il suo Spirito. Il Risorto inizia così con i suoi discepoli un altro, un nuovo, tipo di rapporto talmente efficace, che tutto sarà ormai colmato della sua presenza.

A dire il vero, l'Ascensione è quel momento di passaggio in cui i discepoli sono chiamati ad abbandonare la sponda familiare dei modi di presenza di prima del loro Maestro e Signore, per abituarsi ed essere educati a una nuova ancora sconosciuta terra, cioè, la terra in cui saranno invasi dallo Spirito del Risorto; grazie a questo Spirito, il Risorto sarà e rimarrà vivamente, effettivamente ed efficacemente presente nei discepoli e in mezzo a loro.

Orbene, mentre altri autori sacri presentano l'Ascensione sia come l'altra faccia della risurrezione di Cristo, sia come un segno della superiorità cosmica del Risorto, Luca (così come l'abbiamo ascoltato nella prima lettura d'oggi) ce la presenta come la fine di una tappa del piano salvifico di Dio, come segno della perenne presenza di Gesù Risorto in mezzo agli uomini e donne, con cui si apre così un tempo decisamente nuovo - quello dello Spirito e della Chiesa missionaria. Da quel giorno il Vangelo - ossia, la Buona Novella - è affidato a noi, consegnato nelle nostre mani, per essere recepito e disseminato responsabilmente.

Fortunatamente per noi, che stiamo oggi celebrando l'Anno Paolino come questa famiglia estesa delle Suore Orsoline Missionarie del Sacro Cuore, è precisamente il grande apostolo missionario san Paolo che traduce in termini assai pratici questo nuovo tipo della presenza viva del Signore Risorto in mezzo ai suoi mediante il suo Spirito d'unità, d'amore e di pace. E' infatti Paolo, scrivendo dalla prigione dove sta incarcerato a causa del suo essere testimone coraggioso del Signore Risorto nel proclamare il Vangelo di Gesù, che ci indica come possiamo oggi essere i collaboratori e le collaboratrici validi dello Spirito del Risorto nella missione evangelizzatrice della costruzione del Regno di Dio. Lo abbiamo ascoltato nella seconda lettura dell'odierna liturgia della Parola. "Vi esorto", inizia Paolo, "io prigioniero del Signore a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto" - la vocazione cristiana, la vocazione religiosa -- "con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza , sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l'unità dello Spirito, per mezzo del vincolo della pace".

Carissimi fratelli e sorelle, non è vero che la nostra esperienza quotidiana come apostoli cristiani attivi - diciamo come missionari del Nuovo Testamento -¬ci insegna che l'ostacolo e l'impedimento principale che blocca il frutto e l'efficacia nell'adempimento della nostra missione ha a che fare con i rapporti interpersonali tra noi stessi in primo luogo -- tra noi stessi che il Signore ha chiamato a collaborare strettamente con lui e il suo Spirito nella diffusione del Vangelo e dei valori evangelici; ripeto, tra noi stessi in primo lungo, per non parlare dei rapporti nostri con coloro che cerchiamo di servire nel nome del Signore Risorto, rapporti nostri con coloro che cerchiamo di attrarre alla Persona di Gesù e alla sua comunione di un solo cuore e di una sola anima, per così costruire ed edificare il Regno universale di amore, giustizia e pace? Non è vero tutto questo dalla nostra esperienza quotidiana? E' qui giustamente che Paolo ci offre, alla fine di questo stesso brano della sua lettera agli Efesini, una straordinariamente forte espressione di quella schietta libertà evangelica che ci rende testimoni viventi del Vangelo del Risorto. Dice Paolo letteralmente: "vivendo la verità con e nell'amore". Un tale "vivere la verità con amore e nell'amore" cimenta, approfondisce e consolida quell'unità che lo Spirito del Risorto ha già donato a noi con il nostro battesimo e la nostra cresima. E' questa testimonianza viva e vivente del Vangelo, più delle nostre parole ed attività, che gli uomini e le donne d'oggi stanno cercando e di cui hanno sete e fame, per poter aderire alla Persona e alla causa di Cristo Gesù.

In questo preciso senso è indirizzato l'esortazione di Paolo non solo agli Efesini, ma a tutti noi oggi. La meditazione paolina sul duplice mistero dell' Ascensione e dell'effusione dello Spirito che abbiamo ascoltato verso la metà della seconda lettura della liturgia odierna ha un messaggio concreto per noi. Quando, citando il Salmo 67, Paolo dice "è asceso al cielo" e poi "ha distribuito doni agli uomini", egli ha a cuore questo preciso scopo: -- cioè, Cristo, disceso sulla terra e fino alle profondità degli inferi, per poi risalire al cielo, ha, quale il Risorto, riempito tutto l'universo e ne ha preso possesso; ha ricapitolato in sé ogni cosa. Seduto alla destra del Padre, ha inviato lo Spirito per mantenere viva e fortificata l'unità tra i suoi nella diversità di doni e ministeri distribuiti liberamente tra le persone, uomini e donne. In fin dei conti, sottolinea Paolo con enfasi, soltanto l'amore può costruire e conservare l'unità del corpo di cui Cristo, via-verità-e vita, è il capo.

A guisa di conclusione permettetemi, carissime sorelle e fratelli, di fare mie proprie le parole di congedo che Paolo ha indirizzato agli anziani della Chiesa di Efeso che egli aveva convocato a Mileto. Secondo gli Atti degli Apostoli queste sono le ultime parole della vita pubblica di san Paolo prima che cominci la sua passione: "E ora - conclude Paolo - vi affido al Signore e alla Parola della sua grazia che ha il potere di edificare" - edificarvi, come parte integrante del Corpo di Cristo che è la Chiesa, ed edificare l'universale Regno di Dio. Amen!