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Riflessione sulla Sacra Famiglia di Nazareth (Don Rinaldo)
Oggi siamo invitati non solo a contemplare la Sacra Famiglia di Nazareth, ma, ben più radicalmente, a farne parte.
I misteri del cristianesimo sono un tutto indivisibile. Chi ne approfondisce uno, finisce per toccare tutti gli altri.
Così la via che si diparte da Betlemme procede inarrestabile al Golgota. Dal presepe alla croce. Quando la
santissima Vergine presentò il Bambino al tempio, le fu predetto che una spada avrebbe trapassato la sua anima, che quel
bambino era posto per la caduta e la risurrezione di molti e come segno di contraddizione. Era l'annuncio della passione, della lotta fra la
luce e le tenebre che si era manifestata già attorno alla mangiatoia!
Sono parole di Edith Stein tratte da un breve testo, Il mistero del Natale, pubblicato postumo per la prima volta nel 1950 a Colonia. Edith sviluppa una profonda e vibrante meditazione teologica che non si ferma agli accenti poetici dell'iconografia natalizia: la via di Betlemme conduce al Golgota.
Questo concetto ha subito attirato la mia attenzione, anche perché risulta in singolare sintonia con un pensiero spontaneo che da giorni ormai mi accompagna: «Il destino drammatico che già incombe sul Bambino non ha impedito, o ridotto, l'effusione senza misura del Suo amore». Qualcuno mi ha fatto notare che «anche nelle icone [orientali] del Natale si dice già della morte e resurrezione: la grotta nera, la culla sepolcro, le fasce come il lenzuolo che avvolgerà il corpo di Gesù…». C'è dunque una lunga tradizione che sottolinea questa continuità fra il presepe e la croce.
Nel testo della Stein, però, si mette in evidenza come anche Maria sia coinvolta totalmente in questo movimento drammatico: dalla gioia della nascita, alla spada che le trafigge l'anima nel giorno della morte del figlio. Quel dolore, non descrivibile, è la conferma del suo amore senza misura; altri, in quello stesso giorno, saranno euforici, sorrideranno, sghignazzeranno. In un certo senso, quando verrà il giorno della morte di Gesù, l'umanità sarà divisa in due: ci sarà chi gioisce e chi sarà trafitto dal dolore. Questa alternativa, così radicale e così drammatica, dipende in fondo dall'opzione che ognuno non può fare a meno di prendere già di fronte al Bambino di Betlemme: il presepio richiede da parte dell'uomo «di operare una scelta tra la luce e le tenebre». Scrive ancora Edith Stein: «Gli scribi, che sono in grado di dare informazioni sul tempo e sul luogo in cui il Salvatore del mondo deve nascere, ma che non deducono da qui alcun "Andiamo a Betlemme!"; il re Erode, che vuole uccidere il Signore della vita. Di fronte al Bambino nella mangiatoia gli spiriti si dividono». Appena nato, Gesù è già «segno di contraddizione», capace di «svelare le intenzioni segrete dei cuori».
Eppure, in primo luogo, Egli è venuto come segno di consolazione e di pace per tutti coloro che sono disposti ad accogliere il Suo dono: «Il Bambino protende nella mangiatoia le piccole mani, e il suo sorriso sembra già dire quanto più tardi, divenuto adulto, le sue labbra diranno: "Venite a me voi tutti che siete stanchi e affaticati". Alcuni seguirono il suo invito. Così i poveri pastori sparsi per la campagna attorno a Betlemme che, visto lo splendore del cielo e udita la voce dell'angelo che annunciava loro la buona novella, risposero pieni di fiducia: "Andiamo a Betlemme" e si misero in cammino; così i re che, partendo dal lontano Oriente, seguirono con la stessa semplice fede la stella meravigliosa. Su di loro le mani del Bambino riversarono la rugiada della grazia, ed essi "provarono una grandissima gioia"».
Gesù non è venuto nel mondo per giudicarlo (cfr. Gv 3,17); ma, di fronte a Lui, già dalla culla, il mondo si divide: da un lato stanno coloro che sentono la Sua presenza come un pericolo, una minaccia per i loro privilegi, per la loro presunta "autorità"; dall'altra sta la Sua Famiglia che accetta di condividere il Suo stesso destino, luminoso e drammatico. Gesù, Giuseppe e Maria sono i componenti della Sacra Famiglia, ma Gesù stesso ci invita a capire bene il criterio fondamentale di appartenenza a essa: «"Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? [...] Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre"» (Mc 3,33-35).
La festa della Sacra Famiglia è la festa di tutti coloro che accettano e condividono il dono di Dio, ma «contro la luce scesa dal cielo spicca, più sinistra e nera, la notte del peccato». In tal modo, la venuta della luce costringe le tenebre a manifestarsi e, di fronte a Lei, anche noi siamo posti davanti alla grande opzione: «essere dio senza Dio e contro Dio, o essere dio per mezzo di Dio e con Dio» (Blondel).
Il mistero del Natale ci offre una possibilità nuova e positiva, un'alternativa valida per uscire dalla deriva che, quasi senza accorgersi, l'umanità ha imboccato. Scrive ancora Edith: «Se mettiamo le nostre mani nelle mani del Bambino divino e rispondiamo con un "sì" al suo "Seguimi", allora siamo suoi, e libera è la via perché la sua vita divina possa riversarsi in noi». Allora la festa della Sacra Famiglia potrà essere davvero anche la nostra festa.
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