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IV° Domenica di Avvento Riflessione sulle Letture




IV° Domenica di Avvento Riflessione sulle Letture

Le parole che leggiamo oggi nel Vangelo sono molto note e, forse proprio per questo, le ascoltiamo senza renderci conto della loro permanente novità.

  • Amare vuol dire essere vicino alla persona che si ama
  • vicino all'amore col quale sono amato.
  • Amare è camminare
  • con l'immagine della persona amata negli occhi e nel cuore.
  • Vuol dire vegliare questo amore col quale sono amato
  • e scoprire la sua divina e umana bellezza.

Non di rado, quello che viene detto e scritto sull'amore scade in un'enfasi eccessiva o in una superficiale vacuità. Il vero amore è, invece, vicinanza, anzi, identità, reciprocità, è un dono su cui vegliare perché non sia ferito. Solo a queste condizioni viene dato di intuire «la sua divina e umana bellezza»; c'è nell'amore, infatti, un bagliore, un seme di eternità e di infinito. «Se esiste l'amore, esiste Dio» diceva Pascal in maniera tanto sintetica quanto folgorante. Una realtà così alta, così totale, pura e assoluta come è l'amore vero non può che avere una sorgente trascendente e divina.

Le parole riportate all'inizio sono di Karol Wojtyla ed è suggestiva questa sua passione costante per la poesia – come lo è stata per il teatro – che è perdurata anche durante il ministero papale. Nella sua prima lettera enciclica, Redemptor Hominis, Wojtyla ha scritto parole di formidabile profondità e suggestione: «L'uomo non può vivere senza amore. Egli rimane per se stesso un essere incomprensibile, la sua vita è priva di senso, se non gli viene rivelato l'amore, se non s'incontra con l'amore, se non lo sperimenta e non lo fa proprio, se non vi partecipa vivamente. E perciò appunto Cristo Redentore rivela pienamente l'uomo all'uomo stesso». In questo testo il respiro spirituale di ciò che viene detto si intreccia con quello poetico che ne disegna l'espressione.

Tali considerazioni sono utili per introdurci nel tema che viene suggerito dalla liturgia di questa quarta domenica di avvento: il brano evangelico descrive l'annunciazione dell'angelo Gabriele a Maria. Il testo riferisce la prima parte della preghiera dell'Ave Maria: «Entrando da lei, [l'angelo] disse: «Ave, piena di grazia: il Signore è con te». Al posto di "Ave", una traduzione recente riporta "Ti saluto", ma è ancora una versione debole. Il greco significa letteralmente «gioisci» o – come dice l'attuale testo ufficiale della CEI – "rallegrati". Maria sta per ricevere l'annuncio di una grande missione, ma prima di tutto viene invitata alla gioia.

Il testo riporta poi, nella versione più comune, «Piena di grazia». Commenta Bruno Maggioni: «Sarebbe meglio tradurre "amata gratuitamente". Il verbo greco è un participio passivo: un modo ebraico di indicare Dio senza nominarlo, per rispetto. Ed è al tempo perfetto, un tempo verbale greco che dice la continuità e la permanenza. "Amata gratuitamente da Dio e per sempre": questa è la traduzione più esatta».

L'angelo quindi aggiunge: «Il Signore è con te». "Essere con noi" è una caratteristica stabile di Dio. Nell'episodio del roveto, quando Mosè chiede a Dio il suo nome, gli viene data questa risposta: «Io sono colui che sono!»; ma si dovrebbe meglio tradurre: «Io sono colui che è sempre con te!» (cfr. Es 3,14). Come dice Giovanni Paolo II: «Amare vuol dire essere vicino alla persona che si ama». L'amore di Dio per l'uomo è una realtà così forte, così pregnante da segnare profondamente e in maniera indelebile la nostra essenza: "essere amato gratuitamente" è il nome dell'uomo davanti a Dio, "essere sempre con noi" è il nome di Dio davanti all'uomo. «L'uomo non può vivere senza amore»; e, quando Dio chiama qualcuno per farne uno strumento di salvezza, la prima cosa che gli comunica è proprio questa: il suo amore gratuito che non si corrompe, e che rimane stabile per sempre.

Rileggiamo allora le parole dell'angelo a Maria: «Gioisci, amata gratuitamente da Dio, il Signore è sempre con te». Il nome nuovo di Maria diviene proprio questo: «Amata gratuitamente e per sempre da Dio». Ora, l'iniziativa di Dio attende una risposta da parte di Maria: ella avverte che "amare" è l'unica risposta all'altezza dell'amore (di Dio). È l'esperienza concreta di questo amore che le fa intuire come ella «rimarrebbe per se stessa un essere incomprensibile, la sua vita sarebbe priva di senso, se non le venisse rivelato l'amore, se non s'incontrasse con l'amore, se non lo sperimentasse e non lo facesse proprio, se non vi partecipasse vivamente». E proprio in questo modo vanno intese le parole semplici di Maria: «Ecco la serva del Signore». Potremmo anche tradurre così: "Desidero fare mio e partecipare vivamente all'amore immenso che ricevo". Si comprende come tutto ciò contenga già la lieta notizia del Natale.